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Presentazione del Parco delle Orobie Bergamasche

ha un regime di tutela che lo caratterizza Parco Montano e Forestale, e si estende su una superficie di 63.000 ettari, comprendendo interamente il versante meridionale della catena Orobica, territorio provinciale di Bergamo.

Il Parco delle Orobie Bergamasche, caratterizzato da imponenti rilievi montuosi tra i 2.000 e 3.000 metri, presenta profonde incisioni vallive da cui hanno origine i principali fiumi bergamaschi, che danno il nome alla Val Brembana, alla Val Seriana e alla Val di Scalve. A occidente il Parco è delimitato dal profondo solco della Valsassina e a nord dalla Valtellina, qui le cime della catena Orobica, in corrispondenza del Passo di San Marco, scendendo sotto la quota altimetrica di 2.000 metri in un solo punto.

Il Parco Regionale delle Orobie Bergamasche interessa numerosi comuni dell'area prealpina Bergamasca: Ardesio, Averara, Azzone, Branzi, Camerata Cornello, Carona, Cassiglio, Castione della Presolana, Colere, Cusio, Dossena, Fino del Monte, Foppolo, Gandellino, Gorno, Isola di Fondra, Lenna, Mezzoldo, Moio dè Calvi, Olmo al Brembo, Oltre il Colle, Oltressenda alta, Oneta, Ornica, Parre, Piazza Brembana, Piazzatorre, Piazzolo, Premolo, Roncobello, Rovetta, San Giovanni Bianco, Santa Brigida, Schilpario, Serina, Taleggio, Valbondione, Valgoglio, Valleve, Valnegra, Valtorta, Vedeseta, Vilminore di Scalve.

Il Parco delle Orobie Occidentali Bergamasche (pagina 1)

Economia e Paesaggio del Parco delle Orobie Bergamasche
Per secoli l'uomo ha abitato le Orobie, creando su di esse nuclei abitati, malghe e stavoli, con laboriosa fatica di generazioni ha strappato al bosco, prati e pascoli, contribuendo alla diversificazione del paesaggio alpino che rende inimitabili queste montagne. Sino agli inizi del secolo le Orobie erano totalmente asservite all'economia bovina, solo le aree erano relegate allo sfruttamento ovi-caprino. La necessita' di raggiungere con il bestiame le quote piu' elevate, e da queste i mercanti di fondo valle, diede impulso alla creazione di una fitta rete di sentieri e mulattiere, che ancor oggi attraversano il parco. Dopo secoli di espansione del pascolo e di sfruttamento forestale nell'ultimo dopoguerra è venuta a contrapporsi una repentina quanto drastica fase di abbandono della zootecnia alpina. Attualmente il paesaggio è caratterizzato dalla ripresa e dalla rivincita delle specie legnose, sui prati e sui pascoli, con spiccata tendenza alla ricostituzione naturale della vegetazione arborea originaria. Ancora oggi, nel periodo dell'anno che va da Giugno fino ai primi giorni di Settembre, gli allevatori trasferiscono le mandrie dal fondovalle fino ai 2.000 metri di quota. Le baite arroccate lungo i maggenghi fanno da testimone a questa annuale transumanza.


Storia del Parco delle Orobie Bergamasche
Tra le vie di collegamento è da ricordare la strada Priula che prese il nome dal Podestà veneto Alvise Priuli, il quale la ideo' e costruì nel 1593. Essa ebbe un ruolo fondamentale nelle vicende bergamasche e valtellinesi del XVI e XVII secolo in quanto unico collegamento tra Venezia e il centro Europa. Da semplice mulattiera divenne strumento di natura politico-diplomatica, via alternativa e sicura rispetto ai percorsi di commercio praticati da secoli, nonchè uno dei primi, rari e documentati esempi di progettazione stradale della Lombardia.


La Carta dell'Attività Venatoria del Parco delle Orobie Bergamasche
La Fauna Selvatica è una risorsa rinnovabile nel tempo, ed il prelievo venatorio risulta compatibile con la conservazione ambientale del Parco delle Orobie se effettuato su rigorose basi scentifiche. La giunta regionale ha adottato la carta dell'attività venatoria nel Parco delle Orobie Bergamasche, che distingue il suo territorio in due diversi regimi di tutela: le aree gestite attraverso la caccia programmata e le aree escluse dal prelievo venatorio. In base alla loro configurazione ed alle loro connotazioni ambientali, le aree vietate alla caccia sono collocate ad alti livelli altimetrici e raggiungono i 3.000 metri s.l.m. esse assumono un indubbio valore per la conservazione della Pernice Bianca e delle Lepre Bianca, speci di grande interesse naturalistico e venatorio simbolo dell'ambiente alto-alpino. Queste speci stanno attraversando in generale su tutte le Alpi, un periodo di forte regresso numerico, in special modo sulle Orobie. Le aree di maggior presenza della Pernice e della Lepre Bianca sono: Il Monte Ponteranica e il Pizzo dei Tre Signori, l'anfiteatro dei Laghi Gemelli, il Pizzo del Diavolo e Redorta, la Val Cerviera, i versanti del Monte Gleno e Domignone, tutte aree di indiscutibile significato naturalistico e conservazionistico.


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