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BUGOLA (Ajuga reptans)


in dialetto è conosciuta come "Erba de San Lorènz”
Pianta erbacea perenne sempreverde tappezzante di piccole dimensioni che si diffonde fino a 1500 mt. appartenente alla famiglia delle Lamiaceae. Nelle nostre zone questa specie si trova nei prati fertili e concimati, lungo le siepi e margini dei sentieri, ma anche nei boschi di latifoglie. Come in altri casi il nome del genere (“ajuga”) deriva dal latino; si tratta di una parola composta da due termini: “a” che significa negazione, privazione; “ugum” che significa “giogo”. Ossia assenza del labbro superiore nella corolla. Il termine “reptans” è relativo al carattere strisciante del portamento della pianta. L’erba di San Lorenzo si raccoglie in aprile-luglio, recidendo alla base i fusti senza tagliare gli stoloni che permettono alla pianta di riprodursi, e si monda dalle parti rovinate e dalle eventuali foglie secche. I fusti si essiccano, disposti in strati sottili, in locali arieggiati e all’ombra; si conservano in vasi di vetro.

Le sostanze presenti nella Bugola si caratterizzano per componenti aromatici e anche amari. Poiché questa pianta è ricca di tannini, la sua destinazione è quella di mitigare le infiammazioni intestinali soprattutto se accompagnate da scariche liquide. Si utilizza per ridurre la pressione sanguigna, contro l’itterizia e le intossicazioni epatiche. Per uso esterno la sua caratteristica destinazione è quella di attenuare le infiammazioni della cavità orale, rassodare le gengive, frenare emorragie interne ed esterne, fungere da astringente su pelli fortemente arrossate, ridurre i disturbi emorroidali. Per un uso più propriamente cosmetico, cioè per il mantenimento di un buon aspetto della pelle, la Bugula è indicata per le pelli delicate facilmente arrossabili, predisposte alla cuperose. Estratti della pianta sono utilizzati per produrre medicinali atti a rallentare la caduta dei capelli, a riparare e proteggere il cuoio capelluto e a limitare l’acne giovanile. E’ inoltre in grado di proteggere dai danni derivanti dall’accumulo di metalli pesanti come avviene ad esempio nell’emosiderosi polmonare, malattia che determina un accumulo di ferro nei polmoni. Per uso interno si consiglia l’utilizzo della porzione aerea della pianta in infuso per disturbi intestinali. Per preparare l'infuso, utilizzare 3 gr. di foglie essiccate della pianta e mettere in infusione con 100 gr. di acqua bollente per 5 minuti. Trascorso il tempo, filtrare con un colino e zuccherare a piacere. Bere l'infuso in dose di due o tre tazzine al giorno, dopo i pasti principali. Per uso esterno si adopera sempre la porzione aerea della pianta in infuso per le infiammazioni della pelle, delle mucose delle emorroidi, per fare lavaggi, sciacqui, applicazioni di garze imbevute di infuso sulle parti interessate. Inoltre una manciata di droga nell’acqua calda, è utile alle pelli arrossate e delicate. In cucina vengono usate le foglie primaverili per insalate e zuppe mentre i germogli si cucinano come gli asparagi.


Repertòre di èrbe e piante bergamasche de mangià (tratto dal libro “Profumi e sapori di un tempo”, a cura di Cristian Bonaldi
con la consulenza di Bonaldi Ruggero e Innocenti Maurizio - Corpo Forestale dello Stato)


































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