INCONTRI CON LA NATURA IN VALLE BREMBANA (seconda parte)
L'aquila potremo vederla stagliarsi contro l'azzurro intenso del cielo, in ogni stagione e un po' dovunque sulle nostre vette. Più di una coppia nidifica sulle cenge delle nostre montagne, in luoghi pressoché inaccessibili all’uomo; presenti stabilmente da alcuni anni, rappresentano un segnale biologico significativo del raggiunto equilibrio ai vertici della catena alimentare, in quanto la disponibilità di prede, principalmente marmotte ma anche altri mammiferi, è pressoché garantita in ogni stagione.
Il patrimonio faunistico più consistente che i nostri territori possono offrire al visitatore con interessi naturalistici è rappresentato dagli ungulati. Sono infatti presenti il Camoscio [Rupicapra rupicapra], il Capriolo [Capreolus capreolus], lo Stambecco [Capra ibex] e il Cervo [Cervus elaphus]. Mentre il Camoscio e lo Stambecco appartengono alla famiglia dei Bovidi, con corna permanenti in entrambi i sessi (nelle femmine degli stambecchi sono di piccole dimensioni), cervi e caprioli appartengono a un’altra famiglia, quella dei cervidi: in questi le corna, più propriamente dette "palchi", sono presenti solo nei maschi e vengono perse ogni anno, per ricrescere regolarmente in 4/5 mesi.
La vita sociale, in queste due famiglie, si differenzia anche per un’altra caratteristica interessante, almeno per l'escursionista: stambecchi e camosci hanno abitudini gregarie, e li possiamo incontrare assai spesso in colonie numerose, anche in terreni aperti, mentre i cervidi sono molto più elusivi, territoriali e di difficile osservabilità. Perché l’incontro con questi magnifici ungulati delle nostre Orobie si possa trasformare in una vera e propria occasione per apprendere delle loro abitudini e della loro vita privata e familiare, è raccomandabile che ci si faccia accompagnare da qualche Accompagnatore esperto di fauna tipica alpina.
Tra l'avifauna alpina più interessante, e di cui pochi conoscono i segreti, la "tipica di monte" è rappresentata dal Gallo forcello, altrimenti detto Fagiano di monte [Tetrao tetrix], dalla Pernice Bianca [Lagopus mutus], dal Francolino di monte [Bonasa bonasia], oggi purtroppo assai raro nonostante da anni ne sia stata vietata la caccia, dalla Coturnice [Alectoris graeca], e per ultimo, considerata la sua rarità e per il fatto che quello delle Orobie rappresenta l’estremo avamposto sud - occidentale del suo areale alpino, dal Gallo cedrone [Tetrao urogallus], chiamato anche Urogallo.
Riguardo a queste specie, va detto sicuramente che soffrono molto del disturbo antropico, per cui, nonostante destino un grande interesse nell'escursionista con passioni naturalistiche, si vuole raccomandare di evitare di frequentare i luoghi tipici di nidificazione, lasciando all'incontro occasionale o alla presenza di una Guida accorta e rispettosa del delicato ecosistema alpino, la gioia e la condivisione di un’emozione unica. Per il Birdwatcher esperto, o per chi volesse fare esperienza in questo settore affascinante dell’osservazione degli uccelli, le occasioni sono proprio molte e interessantissime.
Da uno studio recente (E Cairo – F Perugini, Riv. Mus. Civ. Sc. Nat. di Bergamo, 1986) risultano essere nidificanti nel territorio dell'alta Valle Brembana almeno 95 diverse specie di uccelli, dallo splendido Picchio nero, [Dryocopus martius], tipico delle foreste di conifere, al Sordone [Prunella collaris], frequentatore delle quote più elevate delle nostre vette; dallo splendido e rarissimo Gufo reale [Bubo bubo], al piccolissimo Regolo [Regulus regulus], il più piccolo in assoluto, con i suoi 5 g. di peso, dei nostri passeriformi.
Nidificanti o migratori, gli uccelli presenti sul nostro territorio alpino rappresentano una ricchezza e un patrimonio di straordinario valore naturalistico. Non dobbiamo trascurare, comunque, gli altri vertebrati, non meno nobili né meno interessanti. Nei territori delle praterie alpine è presente la Salamandra nera [Salamandra atra], una rarità alpina, oltre ad altri anfibi più comuni, come la Rana montana [Rana temporaria], che in primavera, per la riproduzione, frequenta, oltre alle vallette, i laghi naturali e artificiali alpini. Un discorso a parte meritano le vipere. Nel nostro territorio ne sono presenti due specie: la Vipera comune [Vipera aspis], e il Marasso [Vipera berus].
Il loro morso, comunque, può rivelarsi assai pericoloso solamente per le persone anziane, per coloro che soffrono di particolari disturbi circolatori, respiratori o cardiaci, e per i bambini. Per costoro serve certamente un primo intervento con il siero antivipera, correttamente utilizzato e conservato, anche se è necessario preventivamente essere certi che le persone a cui viene iniettato non ne siano allergiche (per il rischio di compromettere irreparabilmente il quadro clinico), mentre per una persona in buona salute basta recarsi in breve, senza affanno, al pronto soccorso dell'ospedale per un trattamento specifico antiveleno; le dosi di veleno iniettate in un adulto sano non risultano mai essere letali. Per quanti amano passeggiare nel bosco, dove i funghi rappresentano un frutto naturale abbastanza comune, non sarà difficile fare altri simpatici incontri.
Tra i roditori sono frequenti gli Scoiattoli [Sciurus vulgaris], il Moscardino [Muscardinus avellanarius], il Ghiro [Glis glis] e il più raro Topo quercino [Eliomys quercinus]. Per loro la vita nella macchia non è certamente facile, in quanto i predatori non mancano: la Volpe [Vulpes vulpes], la Donnola [Mustela nivalis], la Faina [Martes foina] e la Martora [Martes martes] non lasciano loro molta tranquillità. Nei territori aperti, alle altitudini più elevate, è presente anche il candido Ermellino [Mustela erminea], un altro incallito predatori di piccoli roditori. altri personaggi simpatici del bosco, il cui incontro è però assai raro, anche se le tracce della loro presenza sono spesso inconfondibili, sono il Tasso [Meles meles] e il Riccio [Erinaceus europaeus].
Anche il mondo dei predatori alati, diurni e notturni, esercita la sua pressione costante su molte delle specie che popolano i nostri boschi, dai piccoli passeriformi ai simpatici roditori. Sono presenti, tra i falconiformi, oltre all'Aquila di cui si è già detto, il piccolo Sparviero [Accipiter nisus] e il più raro Astore [Accipiter gentilis], la Poiana [Buteo buteo], il Nibbio bruno [Milvus migrans] e il Gheppio [Falco tinninculus]; quest’ultimo potremo osservarlo, mentre perlustra le praterie alpine a caccia di insetti o piccoli vertebrati, fare il volo, sospeso e librato, dello "Spirito santo". Tra i rapaci notturni, oltre al Gufo reale [Bubo bubo], sono presenti il Gufo comune [Asio otis], l'Allocco [Strix aluco], la Civetta [Athena noctua] e il piccolo Assiolo [Otus scops].
Le nostre vallate offrono, all'appassionato di natura e di fauna selvatica, opportunità e occasioni di incontri del tutto eccezionali, e il poter gustare delle bellezze naturalistiche e faunistiche che il Parco delle Orobie ci offre, può certamente essere un’occasione in più per il turista, un'occasione da non perdere, e da custodire tra i ricordi più affascinanti che le nostre Orobie possono regalare.
Testo di Flavio Galizzi Via G.P. Galizzi, 8 - 24016 San Pellegrino Terme - email: flaviogalizzi1@yahoo.it